Sabato 13/12: Ruggero De I Timidi LIVE


UDINE. Andrea, ultimamente, Ruggero lo vede spesso. Di serate assieme ne fanno parecchie. D’estate il cabaret funziona, se poi si canta anche, ancora meglio. In realtà il Ruggero de I Timidi e Andrea Sambucco hanno la stessa struttura fisica e mentale. Al comico friulano piace ragionare doppio, come se Ruggero fosse davvero il suo clone con una buffa parrucca in testa.

«Ne parlo sempre in terza persona, preferisco dividere il cantante filo anni Sessanta da me». Un po’ retrò, il ragazzone. Si materializza un paio d’anni fa, ma potrebbe avere la targa dell’altro secolo, tant’è disegnato come quei beat che urlavano negli scantinati.

«E spesso non uscivano da là sotto. Ecco perché I Timidi, tipico nome delle band di allora. A volte soltanto il frontman sgusciava fuori dalla cantina e cantava per conto suo pur conservando l’insegna del gruppo. Una sorta di “vi rappresento io”».

Chi smanetta volentieri su Internet ed è favorevole all’ascolto di roba light e soprattutto con un risvolto humour, il tipo buffo addobbato vintage l’avrà incontrato chissà quante volte. Molto beatlesiano, nonostante i toni siano tutt’altro che rock/pop.

Diciamo melodico, via. Timidamente io, Pensiero intrigante, ecco due titoli ormai cult che raccolgono valanghe di like. Raggiunta quota 180 mila.

Volendo domenica 31, alle 19, l’amico Ruggero lo si potrà vedere live, senza l’odioso vetro davanti. Comparirà al Tenda di Lignano, chiudendo di fatto la stagione Live Your Summer 2014.

«Lo definirei, sempre lui, ovvio, il crooner italiano. Vende parecchi dischi a fine concerto, tra l’altro. I primi cinque grandi successi di Ruggero. La raccolta è di una quindicina di brani, prima o poi farà sicuramente un greatest hits».

Il sistema comico ha strambato di netto. Zelig contribuì non poco a diffondere il verbo abbandonato da tempo dalla televisione, lo rivitalizzò consegnando al popolo un buon motivo per stare allegro, almeno per una serata. La corsa è oggi tutt’altro che una maratona, diremmo meglio cento metri piani.

I cambi di scenario sono frenetici e la resistenza dei cabarettisti è minore rispetto all’era del boom. «La parata guidata dal bravo presentatore – osserva Sambucco – sta esalando gli ultimi respiri, ha dato tantissimo e ora si trova con poco ossigeno. Il bello è il continuo ricambio, la ricerca frenetica del nuovo, stimolante. Guai fermarsi».

Facebook, YouTube, WhatsApp, motori utili all’espansione rapida. La televisione da capostipite inscalfibile e inattaccabile è diventata uno dei tanti, anzi, il più lento. La diretta, certo, trafigge l’attimo, ma non gode di condivisione se non salottiera. Appena ti proietti sul computer e lanci il post, alè, parte la sarabanda.

«Devo tantissimo al mondo liquido – ammette Andrea – senza quei mezzucci simpatici Ruggero e altri personaggi non avrebbero goduto di cotanta platea allargata. Sarebbero rimasti inchiodati su un palcoscenico e fine dei giochi, vivendo di passaparola come ai tempi di Totò».

Scusi, Sambucco, lei che lo conosce bene. Che tipo è ’sto Ruggero? Vive borderline, e s’era capito. Ha i piedi ben piantati nel reale, pur saltando volentieri in altri mondi paralleli. Dice cose vere. Posso? È un po’ paraculo, ecco. Però non le manda mai a dire. In questo è apprezzabile. Non si nasconde dietro paraventi, mostra la faccia. Azzardando potrebbe essere il nuovo Beppe Grillo».

Nel mentre il capellone è impegnato nelle scorribande italiane, fratello Sambucco inizia a stirare le camicie per la nuova avventura di Quelli che il calcio. «Sarò inviato dove serve e uomo da studio. Sempre con Nicola Savino a dirigere il traffico». Scusi, ma Ruggero? «No, lui non è stato invitato. Ci prova, ci prova, ma… è in effetti contrariato. Non fatelo sentire solo, mi raccomando».